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Auto elettriche

Stellantis, scatta l’allarme per le batterie EV: il piano di John Elkann

L’erede di Gianni Agnelli ha una strategia precisa per non dipendere dalla Cina. Il suo progetto prende forma per un futuro 2.0.

L’attuale fabbrica di cambi e motori termici di Termoli (Molise) avrebbe già dovuto iniziare la conversione per diventare una tra le prime aziende produttrici di batterie. L’annuncio della costruzione della prima fabbrica di batterie con nome Stellantis, in Italia, era avvenuto nel 2022. La sua apertura sarebbe dovuta avvenire nel 2026 ma da giugno i lavoro sono in stand-by.

Stellantis, scatta l’allarme per le batterie EVStellantis, scatta l’allarme per le batterie EV
Il piano di John Elkann (Ansa) Electricmobility.it

Con il nome Acc (Automotive Cells Company, joint venture fra il gruppo, Mercedes e TotalEnergies) avrebbe dovuto produrre 40 GWh di accumulatori. Cambio di programma nella produzione, è prevista per il 2026 la fabbricazione di cambi automatici a doppia frizione. A dare aggiornamenti e chiarificazioni circa le condizioni e l’eventuale apertura dell’impianto è il Presidente John Elkann in persona, che si è recato nelle commissioni congiunte di Attività produttive di Camera e Senato per spiegare in che modo l’azienda ha intensione di procedere e per presentare le richieste di Stellantis alla politica, sia italiana che europea, nella sfida ai major stranieri.

John Elkann, come riportato InsideEVs, ha così affermato: “Come sapete, Stellantis è socio di minoranza di Acc, la quale sta valutando la realizzazione della Gigafactory a Termoli in base al mercato e ai fattori di competitività. In attesa che Acc renda noto il suo piano, ci siamo mossi in anticipo, affiancando alla produzione di motori termici i cambi per le auto ibride“.

Stop momentaneo per la Gigafactory a Termoli

Due, quindi, sono i fattori rilevanti per questo fermo temporaneo per la Gigafactory di Termoli. Il primo può essere individuato nella domanda di auto elettriche da parte degli italiani che è in continua decrescita. Il secondo fattore che rende inevitabile lo stop è dovuto al costo dell’energia. Elkann specifica, infatti, che “i prezzi dell’energia di Paesi produttori di auto europei risultano 5 volte più alti di quelli cinesi“.

L’ammissione allarmante di Elkann (Ansa) Electricmobility.it

Aggiunge poi che “bisogna, inoltre, rammentare che, per quanto riguarda una Gigafactory, il consumo di energia necessario è 10 volte superiore a quello di uno stabilimento produttivo di autovetture. Per questa ragione, l’Europa dovrebbe far scendere i prezzi dell’energia a valori competitivi globali e mantenerli a livelli costanti e prevedibili“. A sostegno del Presidente interviene poi il responsabile europeo Jean-Philippe Imparato, evidenziando in maniera numerica la differenza di costi di produzione. Afferma che “produrre macchine in Spagna costa 516 euro“, mentre in Italia si parla di “1.414 euro, fra costo del lavoro ed energia“.

Davide Russo

Laureato in Giurisprudenza, appassionato delle leggi dei motori. Davide ha iniziato a collaborare con diversi web magazine italiani, spaziando dal Motorsport all’Automotive, con un occhio alle innovazioni e l’altro alle curiosità storiche. Ha un pensiero che è diventato uno stile di vita: “I believe that everyone has a calling, motorsport is my true passion!”.

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